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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/863


della colonna infame 857

veduta anch’io) la funesta memoria nella Colonna infame posta ov’era la casa di quegli inumani carnefici. Il perchè grande attenzion ci vuole affinchè non si rinnovassero più simili esecrande scene.” E quello che, non toglie il dispiacere, ma lo muta, è il veder che la persuasione del Muratori non era così risoluta come queste sue parole. Chè, venendo poi a discorrere (e si vede che è ciò che gli preme davvero) de’ mali orribili che posson nascere dal figurarsi e dal credere tali cose senza fondamento, dice: “si giunge ad imprigionar delle persone, e per forza di tormenti a cavar loro di bocca la confession di delitti ch’eglino forse non avranno mai commesso, con far poi di loro un miserabile scempio sopra i pubblici patiboli”. Non par egli che voglia alludere ai nostri disgraziati? E quello che lo fa creder di più, è che attacca subito con quelle parole che abbiam già citate nello scritto antecedente, e che, per esser poche, trascriviam qui di nuovo: “Ho trovato gente savia in Milano, che aveva buone relazioni dai loro maggiori, e non era molto persuasa che fosse vero il fatto di quegli unti velenosi, i quali si dissero sparsi per quella città, e fecero tanto strepito nella peste del 16301.” Non si può, dico, fare a meno di non sospettare che il Muratori credesse piuttosto sciocche favole quelle che chiama “esecrande scene”, e (ciò che è più grave) innocenti assassinati quelli che chiama “inumani carnefici”. Sarebbe uno di que’ casi tristi e non rari, in cui uomini tutt’altro che inclinati a mentire, volendo levar la forza a qualche errore pernicioso, e temendo di far peggio col combatterlo di fronte, hanno creduto bene di dir prima la bugia, per poter poi insinuare la verità.

Dopo il Muratori, troviamo uno scrittore più rinomato di lui come storico, e (ciò che in un fatto di questa sorte parrebbe dover rendere il suo giudizio più degno d’osservazione di qualunque altro) storico giureconsulto, e, come dice di sè medesimo, “più giureconsulto che politico2”, Pietro Giannone. Noi però non riferiremo questo giudizio, perchè è troppo poco che l’abbiam riferito: è quello del Nani che il lettore ha veduto poco fa, e che il Giannone ha copiato, parola per parola, citando questa volta il suo autore appiè di pagina3.


  1. Lib. I, cap X.
  2. Istoria civile, etc. Introduzione.
  3. Istoria civile, lib. XXXVI, cap 2.