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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/852

846 storia

e che, tra l’altre, ritrattò quello che aveva detto del vendicar l’ingiuria fatta a don Gonzalo, e asserì in vece che il fine del Padilla era di farsi padrone di Milano; e a lui prometteva di farlo uno de’ primi. Dopo varie interrogazioni, fu chiuso l’esame, se pure merita un tal nome; e dopo quello, n’ebbe tre altri; ne’ quali, essendogli detto che il tal suo asserto non era verisimile, che il tal altro non era credibile, o rispose che infatti, la prima volta, non aveva detta la verità, o diede una spiegazione qualunque; e venendogli almen cinque volte buttata in faccia la deposizione del Migliavacca, in cui era accusato d’aver dato unguento da spargere ad altrettante persone delle quali, nella sua, non aveva parlato, rispose sempre che non era vero; e sempre i giudici passarono ad altro. Il lettore che si rammenta come, alla prima inverisimiglianza che credettero bene di trovar nella deposizione del Piazza, lo minacciarono di levargli l’impunità; come alla prima aggiunta che fece a quella deposizione, al primo fatto allegato dal Mora contro di lui, e da lui negato, gliela levarono in effetto, per non hauer detta la verità intera, come haueua promesso; vedrà ancor più, se ce n’è bisogno, quanto servisse a coloro l’aver voluto piuttosto fare una giunteria al governatore, che chiedergli una facoltà, l’aver fatta una promessa in parole e di parole a quel Piazza, che doveva esser le primizie del sacrifizio offerto al furor popolare, e al loro.

Vogliam dir forse che sarebbe stata cosa giusta il mantener quell’impunità? Dio liberi! sarebbe come dire che colui aveva deposto un fatto vero. Vogliam dir soltanto che fu violentemente ritirata, com’era stata illegalmente promessa; e che questo fu il mezzo di quello. Del resto, non possiamo se non ripetere che non potevan far nulla di giusto nella strada che avevan presa, fuorchè tornare indietro, fin ch’erano a tempo. Quell’impunità (lasciando da parte la mancanza de’ poteri) non avevano avuto il diritto di venderla al Piazza, come il ladro non ha il diritto di dar la vita al viandante: ha il dovere di lasciargliela. Era un ingiusto supplimento a un’ingiusta tortura: l’una e l’altra volute, pensate, studiate dai giudici, piuttosto che far quello ch’era prescritto, non dico dalla ragione, dalla giustizia, dalla carità, ma dalla legge: verificare il fatto, facendolo spiegare alle due accusatrici, se pur la loro era accusa e non piuttosto congettura; lasciandolo spiegare all’imputato, se pur si poteva dire imputato; mettendo questo a confronto con quelle.