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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/814

808 STORIA

morir tante persone, aveva la sua causa naturale. “Per i quali giuditii incerti”, dice, “quanto fosse necessario venire all’esperienza, lo ricercauano le maligne costellationi, et li pronostici de’ Matthematici, quali nell’anno 1630 altro non concludevano che peste, e finalmente il veder tante città insigni della Lombardia, et Italia rimanere desolate, et dalla peste distrutte, in quali non si sentirno pensieri, nè timori di onto.” Anche l’errore vien qui in aiuto della verità: la quale però non n’aveva bisogno. E fa male il vedere come quest’uomo, dopo aver fatto e questa e altre osservazioni, ugualmente atte a dimostrar chimerico il delitto medesimo, dopo avere attribuito alla forza de’ tormenti le deposizioni che accusavano il suo cliente, dica in un luogo queste strane parole: “conuien confessare, che per malignità de’ detti nominati, et altri complici, con animo ancor di sualigiare le case, et far guadagni, come il detto barbiere, al fol. 104, disse, si mouessero a tanto delitto contro la propria Patria.”

Nella lettera d’informazione al governatore, il capitano di giustizia parla di questa circostanza così: “Il barbiero è preso, in casa di cui si sono trovate alcune misture, per giudicio de periti, molto sospette.” Sospette! È una parola con cui il giudice comincia, ma con cui non finisce, se non suo malgrado, e dopo aver tentati tutti i mezzi per arrivare alla certezza. E se ognuno non sapesse, o non indovinasse quelli ch’erano in uso anche allora, e che si sarebbero potuti adoprare, quando si fosse veramente pensato a chiarirsi sulla qualità velenosa di quella porcheria, l’uomo che presiedeva al processo ce l’avrebbe fatto sapere. In quell’altra lettera rammentata poco sopra, con la quale il tribunale della Sanità aveva informato il governatore di quel grande imbrattamento del 18 di maggio, si parlava pure d’un esperimento fatto sopra de’ cani, “per accertarsi se tali ontuosità erano pestilentiali o no”. Ma allora non avevan nelle mani nessun uomo sul quale potessero fare l’esperimento della tortura, e contro il quale le turbe gridassero: tolle!

Prima però di mettere alle strette il Mora, vollero aver dal commissario più chiare e precise notizie; e il lettore dirà che ce n’era bisogno. Lo fecero dunque venire, e gli domandarono se ciò che aveva deposto era vero, e se non si rammentava d’altro. Confermò il primo detto, ma non trovò nulla da aggiungerci.

Allora gli dissero che ha molto dell’inuerisimile che tra lui et detto barbiero non sia passata altra negotiatione di quella che ha