Apri il menu principale

Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/686

680 I PROMESSI SPOSI

“Aspetta,” disse il frate; e andato alcuni passi fuor della capanna, chiamò: “padre Vittore!” Dopo qualche momento, comparve un giovine cappuccino, al quale disse: “fatemi la carità, padre Vittore, di guardare anche per me, a questi nostri poverini, intanto ch’io me ne sto ritirato; e se alcuno però mi volesse, chiamatemi. Quel tale principalmente! se mai desse il più piccolo segno di tornare in sè, avvisatemi subito, per carità.”

“Non dubitate,” rispose il giovine; e il vecchio, tornato verso Renzo, “entriamo qui,” gli disse. “Ma...” soggiunse subito, fermandosi, “tu mi pari ben rifinito: devi aver bisogno di mangiare.”

“È vero,” disse Renzo: “ora che lei mi ci fa pensare, mi ricordo che sono ancora digiuno.”

“Aspetta,” disse il frate; e, presa un’altra scodella, l’andò a empire alla caldaia: tornato, la diede, con un cucchiaio, a Renzo; lo fece sedere sur un saccone che gli serviva di letto; poi andò a una botte ch’era in un canto, e ne spillò un bicchier di vino, che mise sur un tavolino, davanti al suo convitato; riprese quindi la sua scodella, e si mise a sedere accanto a lui.

“Oh padre Cristoforo!” disse Renzo: “tocca a lei a far codeste cose? Ma già lei è sempre quel medesimo. La ringrazio proprio di cuore.”

“Non ringraziar me,” disse il frate: “è roba de’ poveri; ma anche tu sei un povero, in questo momento. Ora dimmi quello che non so, dimmi di quella nostra poverina; e cerca di spicciarti; chè c’è poco tempo, e molto da fare, come tu vedi.”

Renzo principiò, tra una cucchiaiata e l’altra, la storia di Lucia: com’era stata ricoverata nel monastero di Monza, come rapita... All’immagine di tali patimenti e di tali pericoli, al pensiero d’essere stato lui quello che aveva indirizzata in quel luogo la povera innocente, il buon frate rimase senza fiato; ma lo riprese subito, sentendo com’era stata mirabilmente liberata, resa alla madre, e allogata da questa presso a donna Prassede.

“Ora le racconterò di me,” proseguì Renzo; e raccontò in succinto la giornata di Milano, la fuga; e come era sempre stato lontano da casa, e ora, essendo ogni cosa sottosopra, s’era arrischiato d’andarci; come non ci aveva trovato Agnese; come in Milano aveva saputo che Lucia era al lazzeretto. “E son qui,” concluse, “son qui a cercarla, a veder se è viva, e se... mi vuole ancora... perchè... alle volte...”