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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/641


CAPITOLO XXXIII. 635


Giova sperare, caro il mio Renzo.

Appena potè strascicarsi, andò in cerca di Bortolo, il quale, fino allora, aveva potuto scansar la peste, e stava riguardato. Non gli entrò in casa, ma, datogli una voce dalla strada, lo fece affacciare alla finestra.

“ Ah ah! ” disse Bortolo: “ l’hai scampata, tu. Buon per te!”

“ Sto ancora un po’ male in gambe, come vedi, ma, in quanto al pericolo, ne son fuori.”

“ Eh! vorrei esser io ne’ tuoi piedi. A dire: sto bene, le altre volte, pareva di dir tutto; ma ora conta poco. Chi può arrivare a dire: sto meglio; quella sì è una bella parola!”

Renzo, fatto al cugino qualche buon augurio, gli comunicò la sua risoluzione.

“ Va’, questa volta, che il cielo ti benedica, ” rispose quello: “ cerca di schivar la giustizia, com’io cercherò di schivare il contagio; e, se Dio vuole che la ci vada bene a tutt’e due, ci rivedremo.”

“ Oh! torno sicuro: e se potessi non tornar solo! Basta; spero.”

“ Torna pure accompagnato; chè, se Dio vuole, ci sarà da lavorar per tutti, e ci faremo buona compagnia. Purchè tu mi ritrovi, e che sia finito questo diavolo d’influsso!”

“ Ci rivedremo, ci rivedremo; ci dobbiam rivedere!”

“ Torno a dire: Dio voglia!”

Per alquanti giorni, Renzo si tenne in esercizio, per esperimentar le sue forze, e accrescerle; e appena gli parve di poter far la strada, si dispose a partire. Si mise sotto panni una cintura, con dentro que’ cinquanta scudi, che non aveva mai intaccati, e de’ quali non aveva mai fatto parola, neppur con Bortolo; prese alcuni altri pochi quattrini, che aveva messi da parte giorno per giorno, risparmiando su tutto; prese sotto il braccio un fagottino di panni; si mise in tasca un benservito, che s’era fatto fare a buon conto, dal secondo padrone, sotto il nome d’Antonio Rivolta; in un taschino de’ calzoni si mise un coltellaccio, ch’era il meno che un galantuomo potesse portare a que’ tempi; e s’avviò, agli ultimi d’agosto, tre giorni dopo che don Rodrigo era stato portato al lazzeretto. Prese verso Lecco, volendo, per non andar così alla cieca a Milano, passar dal suo paese, dove sperava di trovare Agnese viva, e di cominciare a saper da lei qualcheduna delle tante cose che si struggeva di sapere.