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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/639


CAPITOLO XXXIII. 633

questa ragione c’era entrata per qualche cosa, così abbiam dovuto accennarla. Forse voi vorreste un Bortolo più ideale: non so che dire: fabbricatevelo. Quello era così.

Renzo era poi sempre rimasto a lavorare presso di lui. Più d’una volta, e specialmente dopo aver ricevuta qualcheduna di quelle benedette lettere da parte d’Agnese, gli era saltato il grillo di farsi soldato, e finirla: e l’occasioni non mancavano; chè, appunto in quell’intervallo di tempo, la repubblica aveva avuto bisogno di far gente. La tentazione era qualche volta stata per Renzo tanto più forte, che s’era anche parlato d’invadere il milanese; e naturalmente a lui pareva che sarebbe stata una bella cosa, tornare in figura di vincitore a casa sua, riveder Lucia, e spiegarsi una volta con lei. Ma Bortolo, con buona maniera, aveva sempre saputo smontarlo da quella risoluzione.


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“ Se ci hanno da andare, ” gli diceva, “ ci anderanno anche senza di te, e tu potrai andarci dopo, con tuo comodo; se tornano col capo rotto, non sarà meglio essere stato a casa tua? Disperati che vadano a far la strada, non ne mancherà. E, prima che ci possan mettere i piedi...! Per me, sono eretico: costoro abbaiano; ma sì; lo stato di Milano non è un boccone da ingoiarsi così facilmente. Si tratta della Spagna, figliuolo mio: sai che affare è la Spagna? San Marco è forte a casa sua; ma ci vuol altro. Abbi pazienza: non istai bene qui?... Vedo cosa vuoi dire; ma, se è destinato lassù che la cosa riesca, sta’ sicuro che, a non far pazzie, riuscirà anche meglio. Qualche santo t’aiuterà. Credi pure che non è mestiere per te. Ti