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560 I PROMESSI SPOSI

se non con grand’allegria, almeno con molta più che nessuno de’ commensali si fosse aspettato d’averne in quella giornata.

“Cosa ne dice, signor curato, d’uno scombussolamento di questa sorte?” disse il sarto: “mi par di leggere la storia de’ mori in Francia.”

“Cosa devo dire? Mi doveva cascare addosso anche questa!”


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“Però, hanno scelto un buon ricovero,” riprese quello: “chi diavolo ha a andar lassù per forza? E troveranno compagnia: ché già s’è sentito che ci sia rifugiata molta gente, e che ce n’arrivi tuttora.”

“Voglio sperare,” disse don Abbondio, “che saremo ben accolti. Lo conosco quel bravo signore; e quando ho avuto un’altra volta l’onore di trovarmi con lui, fu così compìto!”

“E a me,” disse Agnese, “m’ha fatto dire dal signor monsignor illustrissimo, che, quando avessi bisogno di qualcosa, bastava che andassi da lui.”

“Gran bella conversione!” riprese don Abbondio: “e si mantiene, n’è vero? si mantiene.”