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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/560

554 I PROMESSI SPOSI

sotto il peso della loro povera roba, pensando a quella che lasciavano in casa, spingendo le loro vaccherelle, conducendosi dietro i figli, carichi anch’essi quanto potevano, e le donne con in collo quelli che non potevan camminare. Alcuni tiravan di lungo, senza rispondere né guardare in su; qualcheduno diceva: “eh messere! faccia anche lei come può; fortunato lei che non ha da pensare alla famiglia; s’aiuti, s’ingegni.”

“Oh povero me!” esclamava don Abbondio: “oh che gente! che cuori! Non c’è carità: ognun pensa a sé; e a me nessuno vuol pensare.” E tornava in cerca di Perpetua.

“Oh appunto!” gli disse questa: “e i danari?”

“Come faremo?”

“Li dia a me, che anderò a sotterrarli qui nell’orto di casa, insieme con le posate.”

“Ma...”

“Ma, ma; dia qui; tenga qualche soldo, per quel che può occorrere; e poi lasci fare a me.”

Don Abbondio ubbidì, andò allo scrigno, cavò il suo tesoretto, e lo consegnò a Perpetua; la quale disse: “vo a sotterrarli nell’orto, appiè del fico;” e andò. Ricomparve poco dopo, con un paniere dove c’era della munizione da bocca, e con una piccola gerla vòta; e si mise in fretta a collocarvi nel fondo un po’ di biancheria sua e del padrone, dicendo intanto: “il breviario almeno lo porterà lei.”

“Ma dove andiamo?”

“Dove vanno tutti gli altri? Prima di tutto, anderemo in istrada; e là sentiremo, e vedremo cosa convenga di fare.”

In quel momento entrò Agnese con una gerletta sulle spalle, e in aria di chi viene a fare una proposta importante.

Agnese, risoluta anche lei di non aspettare ospiti di quella sorte, sola in casa, com’era, e con ancora un po’ di quell’oro dell’innominato, era stata qualche tempo in forse del luogo dove ritirarsi. Il residuo appunto di quegli scudi, che ne’ mesi della fame le avevan fatto tanto pro, era la cagion principale della sua angustia e della irresoluzione, per aver essa sentito che, ne’ paesi già invasi, quelli che avevan danari, s’eran trovati a più terribil condizione, esposti insieme alla violenza degli stranieri, e all’insidie de’ paesani. Era vero che, del bene piovutole, come si dice, dal cielo, non aveva fatta la confidenza a nessuno, fuorché a don Abbondio; dal quale andava,