Apri il menu principale

Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/512

506 i promessi sposi

dell’indicato soggetto; che veramente era stato qualche tempo in casa d’un suo parente, nel tal paese, dove non aveva fatto dir di sè; ma, una mattina, era scomparso all’improvviso, e quel suo parente stesso non sapeva cosa ne fosse stato, e non poteva che ripetere certe voci in aria e contraddittorie che correvano, essersi il giovine arrolato per il Levante, esser passato in Germania, perito nel guadare un fiume: che non si mancherebbe di stare alle velette, se mai si potesse saper qualcosa di più positivo, per farne subito parte a sua signoria illustrissima e reverendissima.

Più tardi, quelle ed altre voci si sparsero anche nel territorio di Lecco, e vennero per conseguenza agli orecchi d’Agnese. La povera donna faceva di tutto per venire in chiaro qual fosse la vera, per arrivare alla fonte di questa e di quella, ma non riusciva mai a trovar di più di quel dicono, che, anche al giorno d’oggi, basta da sè ad attestar tante cose. Talora, appena glien’era stata raccontata una, veniva uno e le diceva che non era vero nulla; ma per dargliene in cambio un’altra, ugualmente strana o sinistra. Tutte ciarle: ecco il fatto.

Il governatore di Milano e capitano generale in Italia, don Gonzalo Fernandez di Cordova, aveva fatto un gran fracasso col signor residente di Venezia in Milano, perchè un malandrino, un ladrone


I promessi sposi 326.jpg