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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/508

502 i promessi sposi

qualche disgrazia, a vedere che non ha mai fatto saper nulla: ma eh! deve andar tutto male? Speriamo di no, speriamo. Per me, avrei avuto caro di lasciar l’ossa nel mio paese; ma ora che tu non ci puoi stare, in grazia di quel birbone, e anche solamente a pensare d’averlo vicino colui, m’è venuto in odio il mio paese: e con voi altri io sto per tutto. Ero disposta, fin d’allora, a venir con voi altri, anche in capo al mondo; e son sempre stata di quel parere; ma senza danari come si fa? Intendi ora? Que’ quattro, che quel poverino aveva messi da parte, con tanto stento e con tanto risparmio, è venuta la giustizia, e ha spazzato ogni cosa; ma, per ricompensa, il Signore ha mandato la fortuna a noi. Dunque, quando avrà trovato il bandolo di far sapere se è vivo, e dov’è, e che intenzioni ha, ti vengo a prender io a Milano; io ti vengo a prendere. Altre volte mi sarebbe parso un gran che; ma le disgrazie fanno diventar disinvolti; fino a Monza ci sono andata, e so cos’è viaggiare. Prendo con me un uomo di proposito, un parente, come sarebbe a dire Alessio di Maggianico: chè, a voler dir proprio in paese, un uomo di proposito non c’è: vengo con lui: già la spesa la facciamo noi, e... intendi?”

Ma vedendo che, in vece d’animarsi, Lucia s’andava accorando, e non dimostrava che una tenerezza senz’allegria, lasciò il discorso a mezzo, e disse: “ma cos’hai? non ti pare?”

“Povera mamma!” esclamò Lucia, gettandole un braccio al collo, e nascondendo il viso nel seno di lei.

“Cosa c’è?” domandò di nuovo ansiosamente la madre.

“Avrei dovuto dirvelo prima,” rispose Lucia, alzando il viso, e asciugandosi le lacrime; “ma non ho mai avuto cuore: compatitemi.”

“Ma dì su, dunque.”

“Io non posso più esser moglie di quel poverino!”

“Come? come?”

Lucia, col capo basso, col petto ansante, lacrimando senza piangere, come chi racconta una cosa che, quand’anche dispiacesse, non si può cambiare, rivelò il voto; e insieme, giungendo le mani, chiese di nuovo perdono alla madre, di non aver parlato fin allora; la pregò di non ridir la cosa ad anima vivente, e d’aiutarla ad adempire ciò che aveva promesso.

Agnese era rimasta stupefatta e costernata. Voleva sdegnarsi del silenzio tenuto con lei; ma i gravi pensieri del caso soffogavano quel