Apri il menu principale

Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/394

388 I PROMESSI SPOSI

bene di non farle paura; non la toccate, se non vi fo segno; a tenerla basto io. E zitti: lasciate parlare a me.”

Intanto la carrozza, andando sempre di corsa, s’era inoltrata nel bosco.

Dopo qualche tempo, la povera Lucia cominciò a risentirsi, come da un sonno profondo e affannoso, e aprì gli occhi. Penò alquanto a distinguere gli spaventosi oggetti che la circondavano, a raccogliere i suoi pensieri: alfine comprese di nuovo la sua terribile situazione. Il primo uso che fece delle poche forze ritornatele, fu di buttarsi ancora verso lo sportello, per slanciarsi fuori; ma fu ritenuta, e non potè che vedere un momento la solitudine selvaggia del luogo per cui passava. Cacciò di nuovo un urlo; ma il Nibbio, alzando la manaccia col fazzoletto, “via,” le disse, più dolcemente che potè; “state zitta, che sarà meglio per voi: non vogliamo farvi male; ma se non istate zitta, vi faremo star noi.”

“Lasciatemi andare! Chi siete voi? Dove mi conducete? Perchè m’avete presa? Lasciatemi andare, lasciatemi andare!”

“Vi dico che non abbiate paura: non siete una bambina, e dovete capire che noi non vogliamo farvi male. Non vedete che avremmo potuto ammazzarvi cento volte, se avessimo cattive intenzioni? Dunque state quieta.”

“No, no, lasciatemi andare per la mia strada: io non vi conosco.”

“Vi conosciamo noi.”

“Oh santissima Vergine! come mi conoscete? Lasciatemi andare, per carità. Chi siete voi? Perchè m’avete presa?”

“Perchè c’è stato comandato.”

“Chi? chi? chi ve lo può aver comandato?”

“Zitta!” disse con un visaccio severo il Nibbio: “a noi non si fa di codeste domande.”

Lucia tentò un’altra volta di buttarsi d’improvviso allo sportello; ma vedendo ch’era inutile, ricorse di nuovo alle preghiere; e con la testa bassa, con le gote irrigate di lacrime, con la voce interrotta dal pianto, con le mani giunte dinanzi alle labbra, "oh!" diceva: "per l’amor di Dio, e della Vergine santissima, lasciatemi andare! Cosa v’ho fatto di male io? Sono una povera creatura che non v’ha fatto niente. Quello che m’avete fatto voi, ve lo perdono di cuore; e pregherò Dio per voi. Se avete anche voi una figlia, una moglie, una madre, pensate quello che patirebbero, se fossero in questo stato. Ricordatevi che dobbiamo morir tutti, e che un giorno desidererete che Dio vi usi mise-