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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/298

292 I PROMESSI SPOSI


“ Dammi una mano, ch’io possa finir di spogliarmi, oste, ” disse Renzo. “ Lo vedo anch’io, ve’, che ho addosso un gran sonno. ”

L’oste gli diede l’aiuto richiesto; gli stese per di più la coperta addosso, e gli disse sgarbatamente - buona notte, - che già quello russava. Poi, per quella specie d’attrattiva, che alle volte ci tiene a considerare un oggetto di stizza, al pari che un oggetto d’amore, e che forse non è altro che il desiderio di conoscere ciò che opera fortemente sull’animo nostro, si fermò un momento a contemplare l’ospite così noioso per lui, alzandogli il lume sul viso, e facendovi, con la mano stesa, ribatter sopra la luce; in quell’atto a un di presso che vien dipinta Psiche, quando sta a spiare furtivamente le forme del consorte


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sconosciuto. “ Pezzo d’asino! ” disse nella sua mente al povero addormentato: - “ sei andato proprio a cercartela. Domani poi, mi saprai dire che bel gusto ci avrai. Tangheri, che volete girare il mondo, senza saper da che parte si levi il sole; per imbrogliar voi e il prossimo. ”

Così detto o pensato, ritirò il lume, si mosse, uscì dalla camera, e