Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/287


CAPITOLO XIV. 281

e lo metteremo a letto come l’altro, senza domandargli nome e cognome, e di che nazione sarà, e cosa viene a fare, e se ha a stare un pezzo in questa città.

“ Del medesimo, ” disse l’oste al garzone, dandogli il fiasco; e ritornò a sedere sotto la cappa del cammino. — Altro che lepre! — pensava, istoriando di nuovo la cenere: — e in che mani sei capitato! Pezzo d’asino! se vuoi affogare, affoga; ma l’oste della luna piena non deve andarne di mezzo, per le tue pazzie. —

Renzo ringraziò la guida, e tutti quegli altri che avevan prese le sue parti. “ Bravi amici! ” disse: “ ora vedo proprio che i galantuomini si danno la mano, e si sostengono. ” Poi, spianando la destra per aria sopra la tavola, e mettendosi di nuovo in attitudine di predicatore, “ gran cosa, ” esclamò, “ che tutti quelli che regolano il mondo, voglian fare entrar per tutto carta, penna e calamaio! Sempre la penna per aria! Grande smania che hanno que’ signori d’adoprar la penna! ”

“ Ehi, quel galantuomo di campagna! volete saperne la ragione? ” disse ridendo uno di que’ giocatori, che vinceva.

“ Sentiamo un poco, ” rispose Renzo.

“ La ragione è questa, ” disse colui: “ che que’ signori son loro che mangian l’oche, e si trovan lì tante penne, tante penne, che qualcosa bisogna che ne facciano. ”

Tutti si misero a ridere, fuor che il compagno che perdeva.

“ To’, ” disse Renzo: “ è un poeta costui. Ce n’è anche qui de’ poeti: già ne nasce per tutto. N’ho una vena anch’io, e qualche volta ne dico delle curiose... ma quando le cose vanno bene. ”

Per capire questa baggianata del povero Renzo, bisogna sapere che, presso il volgo di Milano, e del contado ancora più, poeta non significa già, come per tutti i galantuomini, un sacro ingegno, un abitator di Pindo, un allievo delle Muse; vuol dire un cervello bizzarro e un po’ balzano, che, ne’ discorsi e ne’ fatti, abbia più dell’arguto e del singolare che del ragionevole. Tanto quel guastamestieri del volgo è ardito a manomettere le parole, e a far dir loro le cose più lontane dal loro legittimo significato! Perchè, vi domando io, cosa ci ha che fare poeta con cervello balzano?

“ Ma la ragione giusta la dirò io, ” soggiunse Renzo: “ è perchè la penna la tengon loro: e così, le parole che dicon loro, volan via, e spariscono; le parole che dice un povero figliuolo, stanno attenti