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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/285


CAPITOLO XIV. 279

e d’ora in poi ho paura che non li potremo più contare. Poi disse: “ ah ah! avete la grida! E io fo conto d’esser dottor di legge; e allora so subito che caso si fa delle gride. ”

“ Dico davvero, ” disse l’oste, sempre guardando il muto compagno di Renzo; e, andato di nuovo al banco, ne levò dalla cassetta un gran foglio, un proprio esemplare della grida; e venne a spiegarlo davanti agli occhi di Renzo.

“ Ah! ecco! ” esclamò questo, alzando con una mano il bicchiere riempito di nuovo, e rivotandolo subito, e stendendo poi l’altra mano, con un dito teso, verso la grida: “ ecco quel bel foglio di messale. Me ne rallegro moltissimo. La conosco quell’arme; so cosa vuol dire quella faccia d’ariano, con la corda al collo. ” (In cima alle gride si metteva allora l’arme del governatore; e in quella di don Gonzalo Fernandez de Cordova, spiccava un re moro incatenato per la gola).


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