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274 | I PROMESSI SPOSI |
l’altra. “ A rivederci a domani. — Dove? — Sulla piazza del duomo. — Va bene. — Va bene. — E qualcosa si farà. — E qualcosa si farà. ”
“ Chi è di questi bravi signori che voglia insegnarmi un’osteria, per mangiare un boccone, e dormire da povero figliuolo? ” disse Renzo.
“ Son qui io a servirvi, ” quel bravo giovine, - disse uno, che aveva ascoltata attentamente la predica, e non aveva detto ancor nulla. “ Conosco appunto un’osteria che farà al caso vostro; e vi raccomanderò al padrone, che è mio amico, e galantuomo. ”
“ Qui vicino? ” domandò Renzo. “ Poco distante, ” rispose colui.
La radunata si sciolse; e Renzo, dopo molte strette di mani sconosciute, s’avviò con lo sconosciuto, ringraziandolo della sua cortesia.
“ Di che cosa? ” diceva colui: “ una mano lava l’altra, e tutt’e due lavano il viso. Non siamo obbligati a far servizio al prossimo? ” E camminando, faceva a Renzo, in aria di discorso, ora una, ora un’altra domanda. “ Non per sapere i fatti vostri; ma voi mi parete molto stracco: da che paese venite? ”
“ Vengo, ” rispose Renzo, “ fino, fino da Lecco. ”
- Fin da Lecco? Di Lecco siete?
“ Di Lecco... cioè del territorio. ”
“ Povero giovine! per quanto ho potuto intendere da’ vostri discorsi, ve n’hanno fatte delle grosse. ”
“ Eh! caro il mio galantuomo! ho dovuto parlare con un po’ di politica, per non dire in pubblico i fatti miei; ma... basta, qualche