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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/241


CAPITOLO XI. 235

sando, e guardando intanto i nuovi conquistatori che venivano carichi di preda, fece quella po’ di strada che gli rimaneva per arrivare al convento.

Dove ora sorge quel bel palazzo, con quell’alto loggiato, c’era allora, e c’era ancora non son molt’anni, una piazzetta, e in fondo a quella la chiesa e il convento de’ cappuccini, con quattro grand’olmi davanti. Noi ci rallegriamo, non senza invidia, con que’ nostri lettori che non han visto le cose in quello stato: ciò vuol dire che son molto giovani, e non hanno avuto tempo di far molte corbellerie. Renzo andò diritto alla porta, si ripose in seno il mezzo pane che gli rimaneva, levò fuori e tenne preparata in mano la lettera, e tirò il campanello. S’aprì uno sportellino che aveva una grata, e vi comparve la faccia del frate portinaio a domandar chi era.

“ Uno di campagna, che porta al padre Bonaventura una lettera pressante del padre Cristoforo. ”

“ Date qui, ” disse il portinaio, mettendo una mano alla grata.


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“ No, no, ” disse Renzo: “ gliela devo consegnare in proprie mani. ”

“ Non è in convento. ”

“ Mi lasci entrare, che l’aspetterò. ”