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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/202

196 i promessi sposi

parlava ancora, che Gertrude dormiva. La giovinezza e la fatica erano state più forti de’ pensieri. Il sonno fu affannoso, torbido, pieno di sogni penosi, ma non fu rotto che dalla voce strillante della vecchia, che venne a svegliarla, perchè si preparasse per la gita di Monza.


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“ Andiamo, andiamo, signora sposina: è giorno fatto; e prima che sia vestita e pettinata, ci vorrà un’ora almeno. La signora principessa si sta vestendo; e l’hanno svegliata quattr’ore prima del solito. Il signor principino è già sceso alle scuderie, poi è tornato su, ed è all’ordine per partire quando si sia. Vispo come una lepre, quel diavoletto: ma! è stato così fin da bambino; e io posso dirlo, che l’ho portato in collo. Ma quand’è pronto, non bisogna farlo aspettare, perchè, sebbene sia della miglior pasta del mondo, allora s’impazientisce e strepita. Poveretto! bisogna compatirlo: è il suo naturale; e poi questa volta avrebbe anche un po’ di ragione, perchè s’incomoda per lei. Guai chi lo tocca in que’ momenti! non ha riguardo per nessuno, fuorchè per il signor principe. Ma, un giorno, il signor principe sarà lui; più tardi che sia possibile, però. Lesta, lesta, signorina! Perchè mi guarda così incantata? A quest’ora dovrebbe esser fuor della cuccia. ”

All’immagine del principino impaziente, tutti gli altri pensieri che s’erano affollati alla mente risvegliata di Gertrude, si levaron subito,