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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/160

154 I PROMESSI SPOSI


“ Come, chi è? ” disse Ambrogio, tenendo con una mano un battente della porta, e, con l’altra, il lembo di quel tale arnese, che s’era messo così in fretta: “ come! non lo sapete? gente in casa del signor curato. Animo, figliuoli: aiuto. ” Si voltan tutti a quella casa, vi s’avvicinano in folla, guardano in su, stanno in orecchi: tutto quieto. Altri corrono dalla parte dove c’era l’uscio: è chiuso, e non par che sia stato toccato. Guardano in su anche loro: non c’è una finestra aperta: non si sente uno zitto.

“ Chi è là dentro? — Ohe, ohe! — Signor curato! - Signor curato! ”

Don Abbondio, il quale, appena accortosi della fuga degl’invasori, s’era ritirato dalla finestra, e l’aveva richiusa, e che in questo momento stava a bisticciar sottovoce con Perpetua, che l’aveva lasciato solo in quell’imbroglio, dovette, quando si sentì chiamare a voce di popolo, venir di nuovo alla finestra; e visto quel gran soccorso, si pentì d’averlo chiesto.

“ Cos’è stato? — Che le hanno fatto? — Chi sono costoro? - Dove sono? ” gli veniva gridato da cinquanta voci a un tratto.

“ Non c’è più nessuno: vi ringrazio: tornate pure a casa. ”

“ Ma chi è stato? — Dove sono andati? — Che è accaduto? ”

“ Cattiva gente, gente che gira di notte; ma sono fuggiti: tornate a casa; non c’è più niente: un’altra volta, figliuoli: vi ringrazio del vostro buon cuore. ” E, detto questo, si ritirò, e chiuse la finestra. Qui alcuni cominciarono a brontolare, altri a canzonare, altri a