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Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/158

152 I PROMESSI SPOSI


“ Cosa c’è? cosa c’è? ” ripetè Agnese, afferrandola per un braccio.

“ Diavolo d’una donna! ” esclamò Perpetua, rispingendola, per


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mettersi in libertà; e prese la rincorsa. Quando, più lontano, più acuto, più istantaneo, si sente l’urlo di Menico.

“ Misericordia! ” grida anche Agnese; e di galoppo dietro l’altra. Avevan quasi appena alzati i calcagni, quando scoccò la campana: un tocco, e due, e tre, e seguita: sarebbero stati sproni, se quelle ne avessero avuto bisogno. Perpetua arriva, un momento prima dell’altra; mentre vuole spinger l’uscio, l’uscio si spalanca di dentro, e sulla soglia compariscono Tonio, Gervaso, Renzo, Lucia, che, trovata la scala, eran venuti giù saltelloni; e, sentendo poi quel terribile scampanìo, correvano in furia, a mettersi in salvo.

“ Cosa c’è? cosa c’è? ” domandò Perpetua ansante ai fratelli, che le risposero con un urtone, e scantonarono. “ E voi! come! che fate qui voi? ” domandò poscia all’altra coppia, quando l’ebbe raffigurata. Ma quelli pure usciron senza rispondere. Perpetua, per accorrere dove il bisogno era maggiore, non domandò altro, entrò in fretta nell’andito, e corse, come poteva al buio, verso la scala.