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et maggior pena, ancora, secondo il solito, all’arbitrio di S. E. Ai 22 dello stesso mese, (e non si vede perchè così tardi) emanò un ordine somigliante, per le farine e pei grani.

La moltitudine aveva voluto procacciar l’abbondanza col saccheggio e coll’incendio; la podestà legale voleva mantenerla colla galera e colla corda. I mezzi erano convenienti fra loro; ma che avessero a fare col fine, il lettore lo vede: come valessero in fatto ad ottenerlo, lo vedrà a momenti. È poi facile anche il vedere, e non inutile l’osservare come fra quegli strani provedimenti vi sia però una connessione necessaria: ognuno era una conseguenza inevitabile dell’antecedente, e tutti del primo, di quello che fissava al pane un prezzo così lontano dal prezzo che sarebbe risultato dalla condizione reale delle cose. Alla moltitudine un tale provedimento è sempre paruto, e ha sempre dovuto parere, quanto conforme all’equità, altrettanto semplice e agevole a porsi in esecuzione: è quindi cosa naturale che, nelle angustie e nei dolori della carestia, essa lo desideri, lo implori, e, se può, lo imponga. A misura poi che le conseguenze danno in fuori, conviene che coloro a cui tocca vadano al riparo di ciascheduna, con una legge la quale proibisca