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erano rimasti a casa, vecchi, donne e fanciulli il più, s’avviarono anch’essi ad incontrarlo, parte in fila, parte in truppa, preceduti da don Abbondio, uggioso in mezzo a tanta festa, e pel fracasso che lo imbalordiva, e pel brulicare della gente innanzi e indietro, che, com’egli diceva in sè stesso, gli annaspava la vista, e pel tribolo segreto che le donne avessero potuto cicalare; e dovesse toccargli di render conto del matrimonio.

Ed ecco apparire il cardinale, o per dir meglio, la turba in mezzo a cui egli si trovava nella sua lettiga, col suo seguito attorno; perchè di tutto questo non si vedeva altro, che un segno in aria, al di sopra di tutte le teste, un pezzo della croce portata dal cappellano montato sopra una mula. La gente che andava con don Abbondio, s’affrettò scompigliatamente a raggiunger quell’altra: egli, dopo aver detto, tre e quattro volte, “adagio; in fila; che cosa fate?” si volse indispettito; e borbottando tuttavia, “è una babilonia, è una babilonia,” andò a porsi in chiesa, intanto ch’ell’era sgombra; e stette quivi ad aspettare.

Il cardinale veniva innanzi, dando benedizioni colla mano, e ricevendone dalle bocche della gente, che quei del seguito avevan che