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ben’altra importanza, e si hanno più alla mano, da poterli verificare. Non occorre dire che, in un tale studio, egli non aveva mai avuta altra mira che d’istruirsi e di conoscere appunto le pessime arti dei maliardi, per potersene guardare, e difendere. E, colla scorta principalmente del gran Martino Delrio (l’uomo della scienza), era in grado di discorrere ex professo del maleficio amatorio, del maleficio sonnifero, del maleficio ostile, e delle infinite specie che, pur troppo, dice ancora l’anonimo, si veggono in pratica alla giornata, di questi tre generi capitali di malìe, con effetti così dolorosi.

Non meno vaste e fondate erano le sue cognizioni in fatto di storia, massime universale: nella quale erano suoi autori, il Tarcagnota, il Dolce, il Bugatti, il Campana, il Guazzo, i più riputati in somma.

Ma che è mai la storia, diceva spesso don Ferrante, senza la politica? Una guida che va e va, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida. V’era dunque nei suoi scaffali un palchetto assegnato agli statisti; dove, tra molti di picciol sesto e di secondo grido, campeggiavano, il Bodino, il