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d’uscire sulla spianata, e di portarsi, quando da un lato e quando dall’altro del castello, a guardar giù pei greppi e pei burroni, per istudiare se vi fosse qualche passo un po’ praticabile, qualche po’ di sentiero, per dove andar cercando un nascondiglio in caso di un serra serra. A tutti i suoi compagni d’asilo faceva grandi inchini o grandi saluti, ma bazzicava con pochissimi: la sua conversazione più frequente era con le due donne, come abbiam detto; con loro andava a fare i suoi sfoghi, a rischio che talvolta gli fosse dato sulla voce da Perpetua, e fattogli vergogna anche da Agnese. A tavola poi, dove stava poco e parlava pochissimo, udiva le novelle del terribile passaggio che arrivavano ogni giorno, o di paese in paese e di bocca in bocca, o portate lassù da qualcheduno, che dapprima aveva voluto restarsene a casa, e scappava in ultimo, senza aver potuto nulla salvare, e per avventura malconcio: e ognidì v’era qualche nuova storia di sciagura. Alcuni, novellieri di professione, raccoglievano diligentemente tutte le voci, vagliavano tutte le relazioni, e ne davano poi il sugo agli altri. Si disputava quali fossero i reggimenti più indiavolati, se fossero peggio i fanti o i cavalieri; si ripetevano, il meglio che si poteva, certi nomi di con-