Pagina:I promessi sposi (1825) II.djvu/362

358


“Che male avete potuto far voi, povera giovane?” chiese Federigo.

Lucia, a malgrado degli occhiacci che la madre cercava di farle alla sfuggita, raccontò alla sua volta la storia del tentativo fatto in casa di don Abbondio; e conchiuse dicendo: “abbiam fatto male; e Dio ci ha castigati.”

“Pigliate dalla sua mano i patimenti che avete sofferti, e state di buon animo,” disse Federigo: “perchè, chi avrà ragione di rallegrarsi e di sperare, se non chi ha patito, e pensa ad accusar se medesimo?”

Chiese allora dove fosse il promesso sposo, e udendo da Agnese (Lucia stava zitta, col capo chino e con gli occhi bassi) com’era fuoruscito, ne sentì e ne mostrò maraviglia e dispiacere; e ne chiese il perchè. Agnese barbugliò quel poco che sapeva della storia di Renzo.

“Ho inteso parlare di quest’uomo,” disse il cardinale: “ma come un uomo che si trovò involto in affari di quella sorta poteva egli essere in trattato di matrimonio con questa giovane?”

“Era un giovane dabbene,” disse Lucia, arrossando, ma con la voce ferma.

“Era un giovane quieto anche troppo,” soggiunse Agnese: “e questo lo può doman-