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e di accertato, se non l’esecuzione fattagli in casa, e le ricerche per averlo; ma insieme ch’erano riuscite tutte in vano, e si sapeva di sicuro ch’egli s’era posto in salvo su quel di Bergamo. Una tale certezza, e non occorrerebbe pur dirlo, fu un gran balsamo al dolore di Lucia: d’allora in poi le sue lagrime scorsero più facili e più dolci; provò maggior conforto negli sfoghi segreti con la madre; e un rendimento di grazie si trovava mescolato in tutte le sue preghiere.

Gertrude la faceva venir sovente in un suo parlatorio privato, e la tratteneva talvolta lungamente, compiacendosi nella ingenuità e nella dolcezza della poveretta, e nel sentirsi da lei ringraziare e benedire a ogni tratto. Le raccontava pure in confidenza una parte (la parte netta) della sua storia, di ciò che aveva patito, per venir quivi a patire; e quella prima maraviglia sospettosa di Lucia si andava cangiando in pietà. Trovava in quella storia ragioni più che sufficienti a spiegare ciò che v’era d’un po’ strano nei modi della sua benefattrice; tanto più coll’aiuto di quella dottrina d’Agnese sui cervelli dei signori. Con tutto però che si sentisse portata a ricambiare la confidenza che Gertrude le mostrava, si guardò bene di parlarle dei suoi nuovi terrori, della