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l’“uomo delinquente„ di c. lombroso 7

presso alcuni popoli era rito religioso e sacrifizio imposto dalla religione per propiziarsi gli dei, o per acquistare gloria e rinomanza, o giustificato dalla difesa e dalla vendetta. Il cannibalismo, che è il più alto grado a cui possa giungere la ferocia umana, non produceva presso i popoli che l’ebbero in uso alcuna ripugnanza: fame, religione, vendetta, pregiudizio, ghiottoneria giustificavano il turpe costume. Non essendovi nei primi aggregati sociali proprietà individuale ben definita, il furto non esisteva come reato, ed anche più tardi quella del ladro non era reputata professione infamante. A Sparta era lecito il furto; solo si puniva se compiuto con poca destrezza.

Ciò che è considerato delitto presso i selvaggi e i popoli primitivi, sono le infrazioni all’usanza. Se nell’uso passavano azioni che noi riteniamo altamente criminose, non vi poteva essere campo a qualificare delinquente chi le commettesse. Non essendovi idea di delitto non vi poteva nemmeno essere quella della pena. L’unica pena è la vendetta individuale come ragione difensiva, embrione però di quella difesa sociale, i cui diritti proclama la nuova scuola. L’umanità dovette passare un lungo periodo di evoluzione morale prima di acquistare i sentimenti etici che ora la reggono.

E perchè lo sviluppo evolutivo della specie si rispecchia e riproduce in tutte le sue fasi nell’individuo, così nel fanciullo troviamo come abituale mancanza del senso morale, e quei germi