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zava; ma, per vincerla contro i parenti, sarebbe passata sopra a ben altro. Adesso ella sentiva il male che preparava al fratello minore, il solo che le volesse bene, inducendolo a spogliarsi d’un poco della magra eredità, la più magra di tutte le porzioni; ma nella sua testa le parti s’invertivano: il torto era di Ferdinando che non s’interessava a lei, che non le domandava che cosa avesse, che non rimoveva l’ultimo ostacolo alla conclusione del matrimonio. Ferdinando invece non sapeva nulla di nulla, e restò a bocca aperta quando il duca, per cavare una buona volta i piedi da quel negozio, gli riferì ogni cosa.

— È venuto un buon partito a tua sorella.... Benedetto Giulente, sai, quel giovane tanto intelligente, che si è fatto tanto onore....

— Ah, sì? Va bene, ci ho piacere....

— Ma naturalmente Giacomo vuol prima sistemare gl’interessi, concludere la divisione rimasta per aria. Lucrezia s’è accordata, Chiara anche lei; però tuo fratello vuol definire la pendenza con te, una volta che è la stessa quistione.... Questa è la malattia di Lucrezia....

— E perchè non me n’ha parlato prima?

Egli accorse al capezzale dell’inferma, per dirle:

— Stupida! T’affliggi per questo? Lo zio mi ha detto ogni cosa.... Se t’accordi tu, non ho ragione di accordarmi anch’io? Bisognava dirlo subito! Sei contenta così?...


Il giorno dell’elezione era vicino; i due Giulente, ma più specialmente Benedetto, avevano scovato gli elettori, compiuto tutte le formalità dell’iscrizione; mattina e sera veniva gente a trovare il duca per dichiarargli che avrebbero votato per lui: i due Giulente non mancavano mai. La vigilia della votazione, mentre appunto il candidato dava udienza ai suoi fautori, il cameriere del marchese venne di corsa a chiamare il principe e la

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