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Le scimmie alla pesca dei granchi 83

— Sia pure, Piccolo Tonno. Ah, che bei servi!... Signor Albani, vi assicuro che non speravo di poter avere anche dei servi oltre il pane e tante cose utili da voi procurateci, quando sono sbarcato su quest’isola.

— Ti accontenti facilmente.

— Vi pare che io possa lagnarmi?...

— No, ma io intendo procurarti di più. Quando avremo visitati i boschi, spero di ritornare con molte cose che ancora ci mancano. Voglio che qui regni l’abbondanza e che più nulla manchi a noi, che siamo abituati alla vita civile.

— Ma cosa volete ricavare ancora dalle piante?...

— Molte cose ancora.

— Mi mettete in curiosità. Quando faremo questa escursione?...

— Fra un paio di giorni. Mi preme di conoscere quest’isola che non sappiamo ancora se sia vasta o piccola, abitata o disabitata. Quest’oggi cominceremo a fare i nostri preparativi.

— Ma nulla ci manca, signore. Abbiamo pane, possiamo portare con noi alcuni uccelli, l’acqua è a nostra disposizione, e possediamo perfino dei liquori. Cosa volete di più?

— Avere una tenda.

— Abbiamo ancora delle vele.

— È vero, ma ci occorrono delle bisacce per porvi le nostre provviste.

— Le vele ce le daranno.

— Ma come cucirete la tela?

— Diavolo!... È sempre la solita istoria: manchiamo di tutto. Ma dove troveremo noi gli aghi?... Non possiamo già fabbricarli.

— E allora bisogna cercarli.

— Ma dove?...

— Ce li procureranno i pesci colle loro spine. I popoli nordici, gli Esquimesi, i Samoiedi, i Ciuki, ecc., come t’ho già detto, cuciono le loro vesti servendosi appunto di spine di pesci e noi faremo altrettanto.