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Una triste scoperta 197

aver contenuto della polvere, gli avanzi di un pesce e alcuni stracci.

Un solo sguardo, bastò ai due Robinson per riconoscere quell’uomo.

— Harry!... — esclamarono.

— Morto, — disse il marinaio. — Forse assassinato dal suo compagno.

— No, — disse Albani. — Non vedo alcuna ferita su di lui.

— Ucciso da qualche male, forse? —

Il veneziano, invece di rispondere, si curvò sugli avanzi di quel pesce.

— La giustizia di Dio lo ha punito, — mormorò. —

Raccolse il fucile, osservò la scatola per vedere se conteneva ancora della polvere, ma la rigettò via essendosi accorto che era vuota, poi uscì rapidamente seguito dal marinaio.

— Cerchiamo Marino, — disse. — Se ha mangiato quel pesce, non deve essere andato molto lontano.

— Quel pesce?... Ma che cosa è accaduto, signore? — chiese Enrico.

— Quel disgraziato Harry è morto avvelenato.

— In qual modo?...

— Ha mangiato un tetrodone.

— Non vi comprendo.

— È un pesce velenosissimo. Forse quei due naufraghi, che devono aver sofferto delle lunghe privazioni dopo d’aver esaurite le loro munizioni, a giudicare dalla magrezza spaventosa di Harry, hanno pescato dei tetrodoni e si sono avvelenati.

— Ma sono pericolosi quei pesci?...

— Sì, Enrico. In questi mari, come pure in quelli dell’Australia e nell’Oceano Pacifico, vi sono alcuni pesci che non si possono mangiare senza pericolo. Quiros e Cook, i due grandi navigatori, per poco non morirono avendo mangiato certi pesci somiglianti agli spari e gl’isolani di queste regioni sanno che i tetrodoni sono velenosissimi.