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canto primo. 21

Mi si agita nel cor la visïone)
255Verrà dì che dal tuo scanno usurpato
Ti lancerà pel vuoto aëre un nume
Più possente di te, l’almo, il tremendo,
Il glorioso, ineluttabil Nulla!
    Tacque ciò detto e tremolavan gli occhi
260Di amarissime stille e tutte assorte
Nel remoto futuro eran le posse
Di quell’anima torva.

                            Entro la reggia
Di Lucifero intanto al gran banchetto
I celesti sedean. Fumanti dapi
265Dalle fonde cucine ad ora ad ora
Recavano i minor demoni, e fiumi
Versavan altri di spumanti vini
Entro i calici d’oro. Era un tumulto,
Un’orgia indescrivibile; e le mura
270Ne tremavano e i tetti. Alfin dall’alto
Del suo trono divin (quel che fu un giorno,
O semitica Larva, il tuo sgabello)
Lucifero fè cenno, e l’ampia sala
(Ampia così che armato occhio non giunge