Apri il menu principale

Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/281

640 I Nibelunghi

Altri gli svelse. Avvicinava omai
225La morte sua. Piangean li suoi congiunti,
Chè vera doglia li toccò. Su lui
Chinossi allora la regina e a piangere
Il forte Iringo incominciò. Piangea
Le ferite di lui, grave dolore
230L’era cotesto assai. Ma il cavaliere
Ardito e accorto innanzi a’ suoi congiunti
Così dicea: Lisciate il pianto voi,
Inclita donna! E che vi giova il pianto?
Abbandonar degg’io veracemente
235La vita mia per piaghe che toccai.
La morte più non vuol ch’io lungo tempo
Ad Ètzel presti e a voi li miei servigi.
     A quei di Danimarca e di Turingia
Ei disse allora: Di nessun la mano
240Accolga d’ora in poi della regina
I doni, l’oro suo che assai risplende.
Veder dovrà la morte sua chi a fronte
D’Hàgene sta. — N’è pallido il colore
E della morte già si porta i segni
245L’ardito Iringo. Fiera doglia a lui!