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I Nibelunghi 291

Alla cucina de’ regi compagni
Allora si recò! Ma re Gunthero
165Noto fe’ intanto a’ cacciatori eletti
Ch’ei cibarsi volea. Ratto, a l’istante,
Dier fiato a un corno con sonante squillo,
E per esso n’andava a tutti noto
Che il nobile signore appo l’ostello
170Rinvenir si potea de’ cacciatori.
     E di Sifrido un cacciator dicea:
Prence, d’un corno dal sonar, che d’uopo
È recarci a l’ostello, or ora ho inteso.
Io risponder gli vo’. — Dietro a’ compagni,
175Dando fiato ne’ corni, assai richiami
Fecersi allor così. Noi pur la selva,
Disse prence Sifrido, or lascieremo. —
E il suo destrier portavaio leggiero,
E quelli seco si partìan. Ma intanto,
180Col romor ch’elli fean, tremenda assai
Una fiera ei scovarno. Era cotesta
Un orso di foresta, e vôlto a dietro
Così dicea quel valoroso: I nostri
Compagni ad un sollazzo io vo’ serbare.