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I Nibelunghi 277

     120Senz’affanno sarei che altri potesse
Toglier la vita a lui ne le battaglie,
Quand’egli mai dell’ardor suo la foga
Secondar non volesse. Allor sarìa
Sempre sicuro l’uom gagliardo e prode.
     125Hàgene disse allor: Poi che temenza,
O donna, avete voi che altri vi possa
Ferir lo sposo, fate almen ch’io sappia
Per quali accorgimenti io sì potrei
E guardarlo ed assistere, chè sempre,
130Per custodirlo, andando e ritornando
Vo’ cavalcargli presso. — E quella disse:
     Tu se’ congiunto a me, son io pur anco
Una de’ tuoi. Però, con molta fede,
Io t’accomando il mio diletto sposo,
135Perchè tu guardi a me con molta cura
L’uom che m’è caro. — E disse cose intanto
Che meglio era lasciar. Lo sposo mio
È ardimentoso, ella dicea, gagliardo
Pur anco assai. Quand’ei, vicino al monte,
140Il dragone colpì, l’uom generoso
E chiaro assai bagnavasi in quel sangue,