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232 I Nibelunghi

Era Gère, e d’assidersi gl’ingiunse
L’ospite suo regal. Volle che fosse
190Vino mesciuto agli ospiti raccolti,
Nè ciò fu a lungo tralasciato. Intanto,
Ratto che vide i messi, era venuto
Anche prence Sigmundo. Amicamente
A’ Burgundi parlò l’antico sire:
     195Voi benvenuti, o valorosi, voi
Uomini di Gunthero. Oh! da quel tempo
Che il figlio mio Sifrido ebbesi in donna
Kriemhilde, si dovea ben più sovente
In questa terra voi veder, se pure
200Amicamente a noi parlar volete!
     Dissero ch’ei verrian, quand’ei bramasse,
Ben volentieri, e intanto, in quella gioia,
La grave lor stanchezza si scemava.
     Ai messaggieri di recar fu ingiunto
205Il cibo, e cibo fu recato, e volle
Sifrido sì che a quegli ospiti suoi
Si desse in copia. Nove giorni ancora
Là fu d’uopo restarsi, e veramente
I cavalieri valorosi n’ebbero