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Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/240


I Nibelunghi 169

165La giovinetta. Con un lembo, candido
Quant’è la neve, di sue vesti, i begli
Occhi, dopo le lagrime, tergea,
Indi, per tale annunzio che venìa,
A render cominciava al messaggiero
170Sue grazie molte. L’alto suo cordoglio
Allor cessò col lagrimar costante.
     Ella pregò che il messaggier sedesse,
E volentieri egli si assise. Allora
L’amorosa fanciulla così disse:
     175Grave non mi saria s’io vi dovessi,
Qual guiderdon di messaggiero, il mio
Oro donarvi. Ma soverchio voi
Ricco siete per ciò. Grata sarovvi
Per sempre adunque. — S’io soltanto avessi
180Trenta terre, ei dicea, dalla man vostra
Io pur sempre torrei ben volentieri
Un vostro dono. — E ciò si faccia, disse
Quella, ricca di pregi; e fe’ comando
Che ne andasse un valletto incontinente
185Pel guiderdon del nobil messaggiero.
     Con pietre buone ventiquattro anelli

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