Apri il menu principale
156 I Nibelunghi

Sarò, che questo cessi. Ei sì copiosi
225I doni spande, che pensar mi sembra,
Questo guerrier, ch’io m’abbia fatto invito
Alla mia morte.1 Or io più lungo tempo
L’oro mio vo’ curar; penso che ancora
Spender poss’io ciò che lasciommi il padre.
     230Davver che la regina unqua non ebbe
Più liberale camerlingo! — Disse
Hàgene di Tronèga: A voi sia detto,
Donna regai, che tant’oro sul Reno
E tante vesti da donarsi attorno
235Ha il nostro re, che bisogno non tocca
A noi di qui recarci alcuna veste
Che di Brünhilde sia. — No! la regina
Così rispose; pel mio amor lasciate
Ch’io venti scrigni facciami di drappi
240Serici e d’or ricolmi, onde poi doni
Questa mia man ne dia, ratto che giunti
Saremo noi di Gunthero alla terra!

  1. Cioè come se io volessi morire e perciò donassi tutto ciò che posseggo.