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I Nibelunghi 131

Che contro a l’or, con inclito splendore,
Luceano in varie guise. Oh! ben gagliardo
Esser colui dovea cui simil donna
280Saria propizia e amica! Era la targa,
Come fu detto a noi, là sotto al culmo
Di tre spanne in grossezza, e la fanciulla
Sorreggerla dovea, d’oro e d’acciaio
Ricca e grave d’assai; con tre consorti
285Carreggiarla poteva un de’ valletti
A stento inver. Ma come l’ampio scudo
Hágene il forte là recarsi vide,
Ei, l’eroe di Tronèga, in corrucciata
Anima disse: o re Gunthero mio,
290Dove siam noi? Noi qui perdiam la vita!
Quella che amar cercate voi, del diavolo
È la mogliera! — Questo udite ancora
Delle sue vesti, ch’ella avea sì ricche.
     Di seta d’Azagouc ella portava
295Nobile e forte un arnese di guerra,
Su cui splendean le gemme prezïose
Fra un luccicar di tinte. Alla donzella
Altri portava ponderoso e grande