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tre l’avvocato stava preparando le carte, giacchè a mandare l’usciere c’era tempo, aveva detto lo zio Crocifisso; persino padron Cipolla si lasciò andare a dir delle barzellette, alle quali rideva soltanto suo figlio Brasi; e tutti parlavano in una volta, mentre i monelli si disputavano le fave e le castagne fra le gambe della gente. La stessa Longa, poveretta, aveva dimenticato i suoi guai dalla contentezza; e padron ’Ntoni, seduto sul muricciuolo, diceva di sì col capo, e rideva tutto solo.

— Bada a non dar da bere ai tuoi calzoni, come l’altra volta, che non hanno sete, — diceva al figlio compare Cipolla; e diceva pure che si sentiva in gamba meglio della sposa e voleva ballare la fasola con lei.

— Allora io non ho più nulla da far qui, e me ne posso andare! — rispondeva Brasi il quale voleva dire le sue barzellette anche lui, e gli seccava che lo lasciavano in un cantuccio come un minchione, e non gli dava retta nemmeno comare Mena.

— La festa si fa per comare Mena, — diceva la Nunziata, — ma essa non è contenta come tutti gli altri.

Allora la cugina Anna finse che le scappasse di mano il boccale, nel quale c’era ancora più di un quartuccio di vino, e cominciò a gridare:

— Allegria! allegria! «Dove ci sono i cocci ci son feste», e il vino che si spande è di buon augurio.

— Un altro po’ me lo versava sui calzoni anche questa volta! — brontolò Brasi, il quale dacchè gli