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quelli che mi tengono su! Tu non sai nulla. Il sindaco lo fanno i consiglieri, e i consiglieri non possono essere che quelli e non altri. Chi vuoi che facciano? i pezzenti di mezzo alla strada?

— Allora lasciate stare i consiglieri e mandate via il segretario, quell’imbroglione di don Silvestro.

— Brava, e chi lo fa il segretario? chi lo sa fare? Tu o io, o padron Cipolla? sebbene sputi sentenze peggio di un filosofo!

Allora la Betta non seppe più che dire, e si sfogò a scaricare ogni sorta d’improperi alle spalle di don Silvestro, ch’era il padrone del paese, e se li teneva tutti in tasca.

— Brava, — soggiunse Baco da seta. — Ecco, se non c’è lui io non so cosa dire. Vorrei vederci te nei miei panni!

Finalmente arrivò don Silvestro, colla faccia più dura del muro, le mani dietro la schiena, e zufolando un’arietta. — Eh, non vi perdete d’animo, mastro Croce, che non casca il mondo per questa volta! — Mastro Croce da don Silvestro si lasciò menar via e metter alla tavola d’abete del consiglio, col calamaio davanti; ma dei consiglieri non c’erano altri che Peppi Naso il macellaio, tutto unto e colla faccia rossa, che non aveva paura di nessuno al mondo, e compare Tino Piedipapera. — Quello lì non ha nulla da perdere! — vociava dall’uscio la Zuppidda, — e ci viene per succhiare il sangue alla povera gente, peggio di una sanguisuga, perchè vive alle spalle del prossimo, e tiene il sacco a questo e a quello per fare le birbonate! Razza di ladri e di assassini!