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Preparativi di difesa.


Rientrati in Caiazzo non ci assonnammo sugli allori della vittoria, non levammo il cuore in orgogliosa baldanza, ma scevri di ogni illusione ponderammo a parte a parte tutta la difficoltà della nostra situazione.

L’essere stata quella importantissima posizione occupata da noi in forza di uno stratagemma ci aveva fin dal primo momento posto in guardia d’un qualche sollecito assalto; e l’attacco sostenuto pochi istanti dopo il nostro arrivo, sia che fosse stato attacco ordinato ai Regi per semplice ricognizione, o per vero tentativo, faceva prevedere l’imminenza di altro più forte assalto.

Nè si poteva aspettare qualche favorevole aiuto dalla città, che nel rimanere da più ore deserta, come se da veruno fosse stata mai abitata, e col restare abbandonata alla discrezione della fortuna, porgeva bastante indizio dello sgomento, che affrenava i desiderii della eletta cittadinanza, e della estrema avversione della plebaglia alla nazionale bandiera; e non era più da dubitarsi della più sinistra nimistà di quelle genti e dei mali intendimenti loro dopo il rinvenimento di alcuni poveri compagni uccisi barbaramente a colpi di accette e randelli dalla ciurmaglia selvaggia del paese, e dopo che venne trovato il deforme cadavere dell’infelice giovanetto Manservisi di Bologna, sorpreso da solo, trascinato in luogo nascosto e sottoposto allo strazio di obbrobriosi oltraggi e inauditi martirii.

Il bisogno di potentissimo soccorso rendendosi urgente fu inviato al campo di Garibaldi l’uffiziale Lanari con lettera chiedente rinforzo e scorta di munizioni; e frattanto asserragliate da me le vie — praticate feritoie in alcune case più esposte all’assalto — accresciuto il numero delle scolte — giunta la notte, ci adagiammo tutti presso le barricate con le armi alla mano.

Allo sparire delle stelle il nuovo giorno apparve fresco, sereno e ridente. Tosto ognuno si diede all’opera con volonterosa attività per accrescere le difese, in quel modo che riusciva possibile il farlo.

Ben meritevole di ogni più nobile titolo e maggioranza rendevasi il Battaglione Cattabeni, composto di giovani volontari, che lasciati gli agi domestici per offrire la propria vita alla patria, sopportavano intrepidi ogni più aspro disagio, per arricchire di bella e sicura pace la cara Italia sotto gli auspici di chi prendeva a difenderla.

La gara vittoriosa del giorno precedente, l’esempio dei più valorosi e le narrative delle azioni particolari guerresche fatte dall’uno all’altro ne avevano accresciuto l’ardimento. Al ritorno del tenente Lanari vi si aggiunse l’assicurazione dell’essere la colonna Vocchieri già in marcia per Caiazzo con buona scorta di munizioni a rinforzo del presidio.