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i quali non esistevano che nella testa d’Anselmo, e non mancherebbero di produrre la sua rovina. Veronica era più amabile che mai, egli poteva appena sbandirla dal suo pensiero, e questo combattimento gli cagionava un affanno ch’egli sperò di dissipare nel suo passeggio del mattino.

Uno sconosciuto potere magico lo condusse davanti alla porta di Pirna. Egli stava per prendere una strada remota, quando dietro a lui si fece udire la voce del vicerettore Paulmann: — “Ehi! Olà! caro signor Anselmo, amice! amice! in nome del cielo che cosa è di voi? non vi si vede più; sapete voi che Veronica muor dalla voglia di cantare con voi? Venite dunque, poichè voi già andavate a casa mia.” Lo studente Anselmo dovette per forza seguire il vicerettore Paulmann. Quando essi entrarono nella casa, Veronica, vestita con grande eleganza, corse ad incontrarli; il vicerettore ne fu sorpreso, e domandò: “Perchè quell’abito? aspettavi tu qualche visita?, or ecco il signor Anselmo ch’io conduco!” Lo studente Anselmo, baciando la mano a Veronica con molta grazia e leggiadria sentì