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CAPITOLO IV.


Io era già da due anni a Berlino quando intrapresi un viaggio nel mezzodì dell’Allemagna. Una sera io vidi disegnarsi nel crepuscolo la torre di H... A misura ch’io mi avvicinava un sentimento di pena indivisibile s’impadroniva di me: io mi soffocava e fui forzato di discendere dalla vettura per respirare più liberamente. Ma bentosto questo abbattimento aumentò sino al dolore fisico. Mi sembrava udire le armonie d’un coro celeste che percorreva l’aria. Le torri divennero più distinte, e riconobbi delle voci d’uomini che intuonavano un canto sacro.

— Che cosa succede? io gridai con ispavento.

— Non lo vedete? rispose il postiglione che era sul suo cavallo. Non lo vedete? seppelliscono qualcuno al cimitero! Effettivamente noi ci trovavamo vicini ad un cimitero, ed io vidi un circolo d’uomini vestiti di nero che circondavano una fossa che stava per essere empita. Io mi era avvicinato tanto alla collina dove si trovavano i sepolcri che non poteva più vedere nel cimitero. Il coro cessò, ed io osservai verso la porta della città altri uomini vestiti di nero che ritornavano dal funerale. Il professore con sua nipote passò vicino a me senza riconoscermi. La nipote teneva il fazzoletto davanti agli occhi e piangeva amaramente. Mi fu impossibile di entrare nella città; mandai il mio servo colla vettura all’albergo dove doveva alloggiare e mi misi a percorrere quei luoghi che io ben conosceva sperando di far passare così la pena ch’io provava e che non aveva forse la sua sorgente che in cause fisiche. Entrando in un