Pagina:Hoffmann - Racconti I, Milano, 1835.djvu/119


— 56 —

italiano dunque, dissi: Oh! che piacere! io sentirò dunque tutte le arie, tutti i recitativi, quali il gran maestro gli ha concepiti e a noi gli ha trasmessi. — Don Giovanni si precipita sulla scena, e dietro a lui Donn’Anna che tiene pel mantello il colpevole. Quale aspetto! Ella avrebbe potuto essere più leggera, più svelta, più maestosa nel suo portamento, ma qual testa! due occhi da cui si slanciano, come da un punto elettrico, l’amore, l’odio, la collera, la disperazione, una pioggia di capelli le cui anella ondeggianti svolazzano sopra un collo di cigno. Un vestimento bianco di trascurata leggiadria, che ad un tempo copre e tradisce vezzi che mai non si videro senza pericolo. Ancora scosso dall’emozione il suo seno si abbassa e si solleva con violenza. E qual voce! Utitela cantare; Non sperar se non m’uccidi. — Fra il tumulto degli istrumenti sfuggono, quasi lampi, gli accenti infernali, invano Don Giovanni cerca di sbarazzarsi. Ma lo vuole egli davvero? Perché non respinge dunque con mano potente quella debole donna? Perché non fugge? Il delitto che ha commesso, ha egli spezzate