Pagina:Guittone d'Arezzo – Rime, 1940 – BEIC 1851078.djvu/250

246 sonetti ascetici e morali

197

La fortezza.


     D’animo tu bona vertù, fortezza,
chi degno ben laudar po tuo valore?
Non piò soavitá pregi d’asprezza,
4né temi povertá piò che riccore.
     Non mai vizio seguire ètte dolcezza,
ni vertù forte è ben portar dolore;
in morte, s’è mister, prendi vaghezza,
8né cosa mai che vizio hai ’n timore.
     Tu pilastro de Giobbo e di Tubia,
tu d’amadori scudo, und’è vittora
11che non piò re che grilli in timor hai.
     Pacienza, costanza e baronia
sempre per te in cor d’om se lavora,
14e laido quanto senti, in lui desfai.

198

La giustizia.


     O tu, giustizia, d’onestá sprendore,
non parte de vertù, ma vertù tutta,
in te vertù e bon tutto tuttore,
4nel tuo contraro onni malizia addutta.
     Non bon ne’ rei for te viver po fiore:
poder, corp’e spirito in tuo ben frutta;
raina de vertù tu, non timore
8di cos’hai, né de Dio, bene condutta;
     ch’a Dio, ad omo e a catuna cosa
rendi che dei in tempo e in ragione,
11ché dirittura ètte sol amorosa.
     De’ debili tu retta e tu campione,
in cui fortezza onni lor pace posa,
14tu freno a forti e tu sor lor bastone.