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di guittone d'arezzo 153

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Chiede a Mastro Bandino che gli insegni la via per «ennamo- rare».


     Mastro Bandino amico, el meo preghero
vòi ch’entendiate sí ch’a onor vo sia.
Amare voglio e facemi mistero,
4che non son degno, e ’n gran ben n’averria,
     ché, senza ciò, aver onor no spero;
e pur d’ennamorar no ho bailia.
Unde sovente vivonde in pensero,
8ché meraviglia sembrame che sia,
     vedendo manti stanno innamorati,
sí che tutt’altro poneno in obbria,
11en tale loco, u’ son sempre isdegnati.
     Però vo prego m’assenniate via,
ch’a ciò mi guidi, a guisa de li amati,
14ché credo bene aggiatene bailia.

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Mastro Bandino risponde, dando uno strano consiglio.


     Leal Guittone, nome non verteri,
degno de laude se’ maggior, che taccio;
leanza sembra el consil che mi cheri
4como tu vogli amar, che ’l cor fa ghiaccio.
     Amico caro, eo tel do volonteri,
avegna che grand’ardimento faccio,
ché in questo fatto gran senno recheri;
8ma pur dirò gioios’, e ’n ciò te piaccio.
     Ormai sta solo e in loco celato,
e sol bellezza pensa e canoscenza
11de la tua donna, ed altro non pensare.
     D’amor ragiona, se se’ accompagnato;
a le’ tu, o’ sta’ con ella, gioi né ’ntenza
14tutto cela: sí porai amare.