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di guittone d'arezzo 135


135Punger colomba ahi, che laid’è vedere!
Benigno cor, lingua cortese e retta,
che pace d’amor metta
in casa e fore, aver la donna dia;
ché vedere vilia,
140garrendo e mentendo e biastimando,
escir de donna, è tal, come se fele
rendesse arna de mele.
Vaso di manna par donna e de gioia:
come render po noia?
145Quasi candida roba e donna sia,
saggia, se ben denota onne, guardando.
     S’i’ prego voi da lor donne guardare,
prego non men che lor da voi guardiate:
non, per Deo, v’afaitate,
150ché laccio è lor catun vostro ornamento.
Ben dona intendimento
che vender vol chi sua roba for pone.
Caval che non si vende alcun nol segna,
né giá mostra che tegna
155lo suo tesoro caro om ch’a ladroni
lo mostri ed affazoni.
Donne, se castitá v’è ’n piacimento,
covra onestá vostra bella fazone.
     Ditt’aggio manto e non troppo, se bono:
160non gran matera cape in picciol loco.
Di gran cosa dir poco
non dicese al mestieri o dice scuro.
E dice alcun ch’è duro
e aspro mio trovato a savorare;
165e pote essere vero. Und’è cagione?
che m’abonda ragione,
perch’eo gran canzon faccio e serro motti,
e nulla fiata tutti
locar loco li posso; und’eo rancuro,
170ch’un picciol motto pote un gran ben fare.