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barriera di s. niccolò 79

Pieve di S. Pietro a Ripoli, sorge questa villa che a’ primi del xv secolo troviamo in possesso della famiglia Ammannatini alla quale appartenne quel Manetto, detto il Grasso legnaiuolo, valente maestro di tarsia che andato in Transilvania potè, in grazia della protezione di Pippo Spano degli Scolari, acquistare fama grandissima nell’arte sua e ricavarne guadagni grandissimi. Agnola, vedova di Messer Ammannato Ammahnatini e maritata dipoi a Pier Antonio Pugi vendè nel 1498 questo suo possesso a Luigi di Tommaso Ridolfi, il figlio del quale, Tommaso lo rivendè nel 1507 a Riccardo e Rinaldo di Betto Pieri. Oretta di Rinaldo Pieri portò la villa in dote a Francesco di Vincenzo Carcherelli, famiglia che aveva a Firenze le sue case in Via dell’Anguillara. Fra il 1611 e il 1613 la villa delle Corti appartenne a Simone del Cav. Vincenzo Serafini che l’aveva comprata a vita; poi ritornò ai Carcherelli che nel 1811 la vendevano a Francesco di Vincenzo Guerrini. Fu quindi dei Cantagalli e nel 1852 passava per compra nell’attuai proprietario Cav. Pietro Procacci.

I Mellini o Le Corti de’ Mellini. - Casa Procacci . — Quasi contiguo alla precedente villa delle Corti è questo edifizio ridotto a carattere moderno che fu per un lungo periodo di secoli importante casa da signore. Era nel 1429 di Ghino di Jacopo di Ser Francesco, l’erede del quale lo vendeva nel 1457 a Francesco Mellini. Piero di Francesco Mellini costituì la villa dote del benefizio di una cappella della SS. Concessione da lui fondata nella vicina Pieve di S. Piero a Ripoli; ma è probabile che fra i rettori della cappella e gli eredi del Meliini si stabilissero dei patti intorno all’uso ed alla proprietà della villa, perchè dai Catasti risulta che essa seguì per molto tempo le sorti dei poderi annessi. Nel 1606, all’estinzione della famiglia, il possesso fu aggiudioato a Lisabetta d’Antonio degli Albizi vedova di Domenico di Marco Mellini e più tardi, il 23 settembre 1623 i procuratori di lei e della figlia Cassandra la vendevano con patto risolutivo al Senatore Piero di Luigi Mozzi. Però Cassandra Mellini, pagando 2000 scudi di debito che aveva col Mozzi, potè il 28 dello stesso mese rientrare in possesso dei beni familiari che nel 1641 donò ai