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106 I DINTORNI DI FIRENZE.

sentati Gesù cibato dagli angeli, dei gruppi d’angeli e le mezze figure dei Santi Bartolommeo ed Agostino, opera firmata di Giovanni da S. Giovanni che porta la data 1629, si ammira tuttora il pulpito leggiadramente intagliato in pietra da un artista della maniera di Giuliano da Maiano, mentre nel vestibolo che precede il salone è un superbo lavabo che si attribuisce a Michelozzo; un altro lavabo di marmo, buon lavoro, forse di uno de’ Ferrucci di Fiesole, è in un’altra sala che servì già ad uso di sagrestia, e nel gran chiostro, al disopra della porta che dava accesso al quartiere di Cosimo il Vecchio, è il ritratto a bassorilievo del benefattore della Badia, scolpito probabilmente da Baccio Bandinelli nel 1600.

Sorti più disgraziate ebbe la chiesa, alla quale non restò che la severa bellezza delle sue pure linee magistrali, immaginate dal genio del Brunellesco. Sussistono le gentili decorazioni scolpite sulle due porte laterali della tribuna, è rimasto a posto il ricco altare del XVII secolo colle armi Medicee, ma tutto il resto è scomparso, lasciando le cappelle in uno stato di squallida nudità. Queste cappelle, quattro per lato, oltre la tribuna o cappella maggiore, erano state fondate da illustri e facoltose famiglie fiorentine: Tani, Martelli, Sassetti, Portinari, Medici, Gaddi, Palmieri e Pazzi, e tutte dovevano essere adorne di adeguate e preziose tavole d’altare; ma oggi della loro doviziosa ornamentazione non è rimasto che il ricordo, lo scheletro nudo rappresentato dalle linee architettoniche e dagli altari spogliati.

A breve distanza della Badia Fiesolana, fra la pendice del monte di Fiesole e la via Faentina, sono diverse antiche ville.

La Palajuola. - Villa Pampaioni. — Sotto il nomignolo di Palajuola, Palajuole e Pagliajuole si trovano fin da tempo lontano indicate diverse ville, più tardi chiamate le Palazzine, poste sulla pendice a libeccio del poggio di S. Francesco di Fiesole verso il Mugnone. Di questa villa di Palajuola è ricordo in un contratto d’affitto fatto nel 1351 da Balda d’Inghilberto vedova di Jacopo di Gino,