Pagina:Guglielminetti - Le ore inutili, Milano, Treves, 1919.djvu/63


Scherzi di guerra 55

con un viso pieno di trepida ansietà e gli occhi fissi sulla vetrata chiusa dello studio, come se attendesse di là il responso estremo sulla propria sorte.

— Mi crederà? — chiedeva intanto suo marito, riducendo in minutissimi brandelli le espansioni epistolari di Frida Wok.

— Sì, perchè il suo desiderio di prestar fede alle vostre menzogne è almeno tanto grande quanto il vostro desiderio di essere creduto. Le verità sono quasi sempre le nostre peggiori nemiche, le intriganti litigiose che si intromettono nelle cose nostre più intime e più care per suscitar gelosie, diffidenze e rancori.

Egli mi porse le due mani, pienamente convinto della scettica forza di quel ragionamento e strinse con forza le mie, mormorando con una sorridente emozione:

— Grazie. Vi debbo la salvezza della mia pace familiare. Avete la mia eterna gratitudine. Grazie.

Io mi sottrassi a quelle effusioni di riconoscenza, anche perchè non ignoro che la riconoscenza dura soltanto finchè sussiste il terrore del pericolo e cessa a pericolo superato e fuggii verso il giardino, corsi a raggiungere la mia amica e le sussurrai prendendola a braccetto: