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IL VIAGGIO.


— Domani sera parto per Londra, — annunziò Leonetto di Bianzè alla signora Gemma Reali quando l’ultima visitatrice se ne fu andata ed essi rimasero soli nel salottino quasi buio, dinanzi al disordine luccicante del tavolino da thè su cui qualche sigaretta male spenta agonizzava in un filo di fumo azzurro.

— Tu scherzi, — ella mormorò corrugando le ciglia, cercandogli il volto nell’ombra, già fremendo di sospetto.

— Non scherzo, ecco qua la lettera che mi chiama; una lettera notarile, rassicurati, — egli rise facendo scattare la luce e mettendole sottocchio una busta dal bollo straniero. — Mi è morto laggiù uno sconosciuto prozio lasciando qualche sostanza da dividersi fra alcuni parenti. Essi incaricano me, che non ho nulla da fare e che parlo un po’ d’inglese, d’andare a Londra e di regolare la piccola eredità. Starò assente un mese, non di più.